Sostiene Coppola


Quando nel 1982 realizzò, con largo uso delle tecniche digitali e dell’alta definizione, quello sfortunatissimo e visionario capolavoro che è Un sogno lungo un giorno (One from the Heart) rischiò di perdere per sempre la Zoetrope, la sua casa di produzione indebitata fino all’inverosimile dal quel clamoroso insuccesso di critica e botteghino. Quel film, forse, anticipava troppo i tempi ed è comunque strano (anche se forse normalissimo) pensare che quelle tecnologie, allora costosissime, oggi, trent’anni dopo, sono alla portata di tutti, o quasi. Francis Ford Coppola dopo di allora ha dovuto accettare alcuni film su commissione, dimostrando certo sempre però il suo talento, ma probabilmente con il disagio di chi, nella propria opera, ha come prima necessità quella di relizzare sempre qualcosa di profondamente personale.

Leggendo una lunga e davvero bella intervista realizzata dalla giornalista Ariston Anderson pubblicata online recentemente su The 99 Percent, nella quale Coppola parla a 360 gradi del suo modo di fare cinema, non ho potuto fare a meno di ripensare alla sfortunata vicenda artistica ed economica di One from the Heart, a quanto debba aver influito su Coppola nella sua visione del rapporto tra arte e denaro, tra artista e potere (nella sua accezione più ampia: le logiche del  mercato, l’imposizione delle idee dominanti, il denaro come unico metro di giudizio sul valore di un opera…).

È particolarmente significativo in questo senso un passo delle dichiarazioni del regista,  che ho tradotto e che ripropongo qui sotto, in questi giorni molto citato su blog e social media da chi ne ha visto (ad esempio Jason Kottke, Cory Doctorow) l’elogio, da parte del maestro, del copyleft e della libera circolazione della creatività e dell’arte nella Rete: “Coppola is a copyfigther!”. Una riflessione molto radicale su quello che potrebbe essere il “mestiere” dell’artista nella società del prossimo futuro:

È necessario ricordare che si tratta di poche centinaia di anni, o poco più, che gli artisti stanno lavorando con il denaro. Gli artisti non ha mai avuto soldi. Avevano un protettore, o il leader di uno stato o il duca di Weimar o di qualche altra parte, o la chiesa, il papa. O avevano un altro lavoro. Anche io ho un altro lavoro. Faccio film. Nessuno mi dice cosa fare. Ma i soldi li faccio grazie all’azienda vinicola. Fai un altro lavoro e ti alzi alle cinque del mattino per scrivere la sceneggiatura.

Questa idea dei Metallica o di qualche altro cantante diventato ricco grazie al Rock and roll , non è detto che necessariamente dovrà succedere per sempre. Perché, nel momento nel quale nasce una nuova era, è possibile che l’arte possa diventare gratuita. Forse gli studenti hanno ragione. Dovrebbero essere in grado di scaricare liberamente musica e film. Sto per essere fucilato per aver averlo detto. Ma dove è scritto che l’arte deve costare denaro? E quindi, chi l’ha detto che gli artisti devono fare soldi?

Francis Ford Coppola: On Risk, Money, Craft & Collaboration (The 99 percent)

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