Perchè il mondo ha bisogno di Wikileaks


A una decina di giorni dalla pubblicazione on line delle 92mila pagine riguardanti documenti riservati sull’intervento americano in Afghanistan, continuano a susseguirsi – come era facile prevedere – articoli, editoriali e servizi dei media di tutto il mondo sull’operazione messa a segno da Wikileaks. Non è certo la prima volta né che il portale faccia emergere importanti documenti segreti (cito i primi esempi che mi vengono in mente tra i tanti: quelli relativi alla gestione del campo di Guantanamo, o più recentemente quelli sull’uccisione di civili a Bagdad) né che dal Pentagono  ‘fuggano’ documenti riservati (in molti hanno ricordato lo scoop dei “Pentagon Papers” fatti trapelare da Daniel Ellsberg al New York Times nel 1971 durante la guerra del Vietnam), ma l’impatto che queste ultime rivelazioni hanno avuto sull’opinione pubblica, segna probabilmente un “prima” e un “dopo” e sotto molti aspetti: nei rapporti tra giornalisti e fonti, nella consapevolezza delle potenzialità delle nuove tecnologie nel nuovo ecosistema delle notizie e  più in generale sul rapporto tre potere e informazione.

Mi ero proposto di fare una sorta di rassegna stampa delle riflessioni che mi sembravano più interessanti, ma visto che il dibattito sulla pubblicazione dei “Afghan War Diary” è ancora tutto in divenire (anche oggi, ad esempio, è on line un interessante editoriale di Jonathan Zittrain) mi sembra più opportuno segnalare questo video registrato circa un mese fa (ad inizio di luglio) durante il TED che si è svolto in Inghilterra a Oxford, nel quale Chris Anderson  (il curatore di TED, non l’omonimo autore del famoso “The Long Tail” e direttore di Wired Usa…) intervista Julian Assange “mente” e portavoce di Wikileaks. L’intervista fatta un paio di settimane prima delle rivelazioni sulla guerra in Afghanistan è molto interessante per farsi un’idea delle modalità di lavoro dell’organizzazione e le motivazioni personali di Julian Assange.


È possibile vedere il video sottotitolato in italiano anche cliccando qui (grazie a Federica Bonaldi e Franco Sacchi che fanno parte di un nutrito gruppo di volontari che sul sito di TED sta traducendo, anche nella nostra lingua, un bel po’ di materiale).

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