Open mind

Che ruolo ha il lettore nel determinare la qualità e il futuro del giornalismo (e perché no, la qualità del suo futuro)? Si dibatte molto sui nuovi scenari dell’informazione e sulla crisi del giornalismo, ma quanto ‘potere’ pensiamo concretamente abbia il lettore (come persona e non semplicemente come utente/consumatore) nell’essere un soggetto attivo di questa discussione?

In molti stanno sottolineando la preoccupante frattura tra l’interesse del pubblico e il sistema delle notizie che viene proposto. È un problema centrale da molti punti vista lo si voglia guardare, di democrazia (liberare il lettore dal suo ruolo passivo), di marketing (dare risposte ai suoi reali interessi) …

Jack Fuller, non esattamente l’ultimo arrivato, giornalista di lungo corso, un premio Pulitzer in bacheca, ha pubblicato recentemente un libro che ha fatto discutere negli Usa: “What Is Happening to News: The Information Explosion and the Crisis in Journalism” che è stato anticipato in un articolo online all’interno di uno speciale “Brain Power” della Nieman Reports di Harvard (qui da noi ne hanno accennato Giuseppe Granieri sul suo BookCaffè, da sempre uno dei più attenti a cogliere le idee più stimolanti sulla Rete, e Fabio Chiusi che sul ilNichilista che ne fa un’ampia sintesi).

Cosa dice Fuller? Sostanzialmente che il mercato delle news sarà determinato dalla domanda del pubblico e che questo, se non preso in seria considerazione,  può essere un problema. “Here is the deepest and, to many serious journalists, most disturbing truth about the future of news: The audience will control it”.

Fuller sostiene che i meccanismi con i quali il pubblico decide quali notizie seguire e quali no, sono governati a ‘caldo’ dal suo livello emozionale. Per di più in un ambiente dominato dalle sollecitazioni telluriche determinate dai nuovi apparati tecnologici che creano una costante calo dell’attenzione. Bisogna parlare al cervello del lettore insomma, e le neuroscienze possono oggi aiutarci per capirne i meccanismi e dirigere il lettore con maggiore accuratezza verso ciò che conta: “Serious journalists must understand to the very essence the minds that make up this audience in order to know how to persuade people to assimilate the significant and demand the accurate. Anything less is the neglect of our most important social responsibility”

Le tesi di Fuller possono lasciare perplessi – e infatti uno dei commenti più stimolanti viene proprio da Todd Glitin sul Columbia Journalism Review che in parte lo critica e ne mette in risalto alcuni limiti – ma propongono alcune questioni interessanti: i nuovi modelli non possono dipendere semplicemente da strategie di marketing e dall’innovazione tecnologica ma anche da un nuovo atteggiamento di chi fa informazione, da una nuova scrittura (nel senso più ampio del termine) e da una nuova retorica con al centro una rinnovata consapevolezza etica del proprio ruolo.

Dovrebbe essere ormai chiaro che la sfida per i giornalisti da qui in avanti non è solo la ferma adesione ai valori della correttezza e dell’indipendenza – la responsabilità sociale di fornire una educazione civica – ma anche lo sviluppo di nuovi modi di pensare e di discutere su come promuovere la missione sociale del giornalismo in uno scenario dominato da una radicale e rapida evoluzione. Il punto non è capire come trasportare il modo in cui venivano organizzate le notizie del XX secolo nei meccanismi del XXI secolo, ma piuttosto quello di creare una nuova retorica delle notizie che possa dirigersi verso il mutato e mutevole pubblico delle news.

Quello che trovo davvero interessante è che Fuller pone, implicitamente, una questione: se l’audience determinerà il nuovo ecosistema delle news (cosa che personalmente mi auguro), quali saranno i parametri che definiranno questo nuovo scenario?, e cosa significa realmente ‘soddisfare il lettore’? Spingere sull’acceleratore emotivo puntando sempre sui soliti facili meccanismi, come spesso hanno fatto fino ad oggi molti big media, o cercare di leggere la realtà in modo più profondo e mettersi in gioco instaurando un rapporto con il lettore più complesso per costruire un livello di dibattito più alto e di qualità?

approfondimenti:

Feeling the Heat: The Brain Holds Clues for Journalism (l’articolo di Jack Fuller)

Mind Games (CJR)

Brian Power (lo speciale su Nieman Report)

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