The paywall experiment

Ci siamo. Con un cambio di grafica che ridisegna il layout della versione online il Times e il Sunday Times hanno fatto gli ultimi ritocchi (per adattarsi meglio alla lettura su tablet e mobile) e si apprestano a passare alla versione a pagamento con l’adozione di un paywall, diciamo così, ‘totale’. Un passaggio ampiamente annunciato dalla News International di Rupert Murdoch. Per adesso è possibile registrasi e accedere a tutti contenuti (senza registrazione non si va oltre la homepage), ma la free entrance durerà circa quattro settimane. Poi il paywall ‘all or nothing’, cioè nessun contenuto sarà accessibile senza prima aver pagato ‘pedaggio’ all’ingresso (nessun modello ibrido quindi). Una delle conseguenze sarà quella di sparire completamente dai motori di ricerca online e da Google news et similia. Una liberazione dai “vampiri” e i “ladri” di news secondo Mr. Murdoch. Un suicidio (o quasi) secondo i molti scettici dei ‘muri’.

Sarà sicuramente interessante seguire gli sviluppi e l’impatto sul mercato di questa scelta. Tra i tanti articoli sull’argomento ne segnalo uno: Murdoch has to become an elitist che John Gapper caporedattore del Financial Times (che a sua volta applica un paywall parziale) ha pubblicato un paio di giorni fa. La nota di Gapper è interessante perché, tra l’altro, mette l’accento su un aspetto: la nuova strategia di marketing imporrà un cambio di stile e di linea editoriale che obbliga le due testate ad andare verso quel tipo di giornalismo che Murdoch ha sempre detestato.

Questo è il barone dei media che abbiamo conosciuto fin da quando, nel 1981, ha preso il controllo del Times e del Sunday Times, portando le due testate verso la fascia di pubblico più popolare e iniziando una guerra dei prezzi con il Daily Telegraph. Titoli sempre più grandi, articoli sempre più brevi, molte più notizie generali, meno informazione specializzata. È sempre stata questa la formula di Murdoch.
Ridurre radicalmente il numero dei lettori, diventare più specializzati e far pagare le notizie più dei suoi rivali non è decisamente nel suo stile. Ma questa è la logica della tariffazione per l’accesso online per il Times e il Sunday Times. Dopo averli condotti verso il downmarket, dovrà adesso riportarli di nuovo verso fasce di mercato più alte.
Questo è ciò che il buon senso dovrebbe suggerirgli di fare. I giornali hanno scoperto che inseguire le page view confidando che la pubblicità li salvi è semplicemente impossibile. Contenuti premium e information provider devono avere, oltre che altre fonti di profitto – come Bbc, Bloomberg, e Reuters – anche una solida base di abbonati.
Il futuro delle notizie online è incerto. Ma se vuole sopravvivere, dovrà fare un giornale molto più simile a quel Times che Mr. Murdoch comprò nel 1981 che non alla testata che pubblica oggi. Un quotidiano molto più concentrato sull’approfondimento, con dati e informazioni sempre più originali.

Insomma la scelta del paywall ‘totale’ imporrà a Murdoch di rinnegare se stesso? Certo che è difficile immaginare l’editore di Fox News e del Sun come nuovo paladino del giornalismo di qualità. Gapper con un po’ di malizia però mette il dito nella piaga, il problema che solleva è interessante. Non solo per l’impero di Murdoch ma per tutto il giornalismo online (e non).

Leviatani mediatici costruiti a forza di fast news, notizie che parlano sempre più allo stomaco del lettore e non al suo cervello, politiche redazionali pronte a sacrificare reportage originali a favore di notizie e commenti sui fatti che tutti gli altri trattano… Viene da chiedersi quanto il lettore, la sua capacità di ragionare criticamente, di avere diritto a formarsi opinioni proprie, sia stato davvero tenuto in considerazione in questi anni. Verrebbe anche da chiedersi quanto la stampa tradizionale, gli uomini che ne decidono le strategie di marketing e quelle editoriali,  pensino davvero al lettore – nell’era dell’interattività – come a una persona, capace di esprimere bisogni e dare loro idee e stimoli per migliorarsi. Ecco, dopo che il lettore per anni è sempre stato visto, per lo più, come una figura indistinta ai margini di uno scenario dominato dalle esigenze dei potenti di turno, l’unico problema che oggi i grandi editori riescono a prendere davvero in considerazione è come riuscire a farsi pagare le notizie, insomma che cosa il lettore deve fare per loro. Qualcuno, per favore, dica loro che è  giunto il momento di porsi anche altri tipi di domande.

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