Segnali di vita da non disperdere

È passato poco più di un mese dal debutto di YouCapital e circa due settimane dal lancio ufficiale di Dig_it ed ecco che, in questi giorni, è stata lanciata una nuova piattaforma online per il giornalismo finanziato dal basso: Spot.Us Italia che della start-up americana – la prima ad aver sperimentato il crowdfundig applicato al giornalismo d’inchiesta – condivide nome e finalità (con qualche differenza, la più evidente è che quella realizzata negli Usa è non-profit mentre la versione italiana prevede un margine di guadagno su ogni progetto finanziato).

Insomma l’idea di David Cohn per finanziare in modo innovativo il giornalismo di qualità ha decisamente fatto proseliti in Italia. Difficile non sottolineare con soddisfazione il fatto che in così poco tempo (cinque settimane giorno più, giorno meno) siano nate tre diverse esperienze in questa direzione. Il fatto di per sé segna un piccolo/grande evento nel panorama giornalistico nazionale ed evidenzia la ‘fame’ di spazi alternativi (per logica di produzione e di mercato) dei freelance italiani.

Quindi un segnale positivo se si guarda alla vitalità che viene dimostrata e  la voglia di rischiare in un’area, il web 2.0, ancora così poco esplorata. Ma anche il segnale evidente di una dimensione professionale, quella del giornalista freelance, sempre più difficile da realizzare in Italia.

Da notare che se le esperienze di crowdfunding (e di altri progetti d’innovazione nel giornalismo) in America prendono il via grazie all’impulso dei finanziamenti erogati da fondazioni (340mila dollari nel caso di Spot.Us, ad esempio), quelle italiane nascono dalla volontà di singoli professionisti, di associazioni (non-profit come Pulitzer o for profit come SpotUs.it ) o di piccoli gruppi editoriali. Va bene, da noi (in Italia, ma anche nel resto d’Europa) manca una cultura in questa direzione, e soprattutto una rete di fondazioni radicata nel territorio come negli Stati Uniti. Lo si è sottolineato da più parti, anche dopo l’assegnazione del premio Pulitzer a ProPublica (che ha, infatti, nella Fondazione Sandler il sostenitore più importante). Giusto farlo perché è una differenza sostanziale da tenere sempre presente quando si mettono a confronto i progetti di casa nostra con quelli americani. Ok, non è solo una questione di soldi, ma è certo che anche le idee migliori senza un sostegno economico hanno comunque difficoltà ad affermarsi.

Sempre in queste settimane però altre due nuove iniziative editoriali (delle quali, soprattutto nella Rete, si è molto parlato) hanno debuttato nel web italiano, questa volta con il sostegno di realtà economiche importanti: Telecom per BlogNation, l’aggregatore di notizie coordinato dal blogger Gianluca Neri, e il gruppo editoriale Banzai per Il Post di Luca Sofri. Il segnale di una svolta, di un atteggiamento verso il giornalismo digitale da parte degli editori  almeno un po’ diverso e più coraggioso rispetto al passato?

Me lo auguro, dobbiamo augurarcelo,  sarebbe davvero un peccato se questa vitalità e voglia di rischiare in idee nuove venisse dispersa perché non sostenuta adeguatamente da tutti.

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