Giornalismo investigativo, la qualità paga?


What’s the value of journalism? What’s the value in being a journalist when everyone is doing journalism?” Belle domande. A porsele è Robert Niles una delle firme abituali dell’Online Journalism Review uno dei blog del prestigioso Knight Digital Media Center.

Nel post pubblicato qualche giorno fa (5 febbraio) Robert sottolinea come in una società dove l’uso della tecnologia è sempre più diffuso, dove le nuove generazioni sono sempre più abituate a utilizzare strumenti hi-tech, la pratica giornalistica è ormai diventata alla portata di tutti (e la cosa è decisamente positiva). A questo punto però qual è il valore di essere giornalista se tutti fanno giornalismo? Saper scrivere molto bene? Be’ decisamente no, risposta sbagliata. Giustamente Niles fa notare che le qualità di scrittura non sono più sufficienti a sostenere i giornalisti e quanto questa idea abbia portato in molti fuori strada.

Mentre milioni di persone possono scrivere e girare video abbastanza bene per comunicare con un vasto pubblico, un numero significativamente minore ha la capacità di scoprire e analizzare le informazioni di interesse pubblico. Molte persone saranno in grado di riferire la notizia quando succede di fronte a loro, ma resta il grande valore di mercato nel saper approfondire le notizie quando queste non sono alla luce del sole.

Un grande valore di mercato che però, a dire il vero, sembra ancora brancolare nel buio alla ricerca formule convincenti per collocarsi sul mercato. Investigative reporting = premium paid content? È infatti, la domanda che pone in questi giorni Steve Outing, una delle voci più autorevoli sull’innovazione nel giornalismo. In un post messo on line il 6 febbraio nel suo blog interviene sulla dibattuttissima questione della opportunità di adottare paywall – abbonamenti a pagamento su determinati contenuti – sui siti dei giornali online come strategia per generare profitto dalle news (l’articolo parte dalla notizia che anche il grande gruppo MediaNews  ha annunciato questa politica editoriale).

Outing, in particolare, pone qualche dubbio sul fatto che tra i contenuti premium vengano considerate proprio le investigative reporting. Per carità – sostiene Steve – è assolutamente ragionevole che gli editori tra i contenuti di maggior pregio (e valore commerciale) considerino quelli che hanno necessità di maggior qualità (e costi). Sì certo però… Outing a questo punto fa notare come proprio il  giornalismo investigativo sia un elemento essenziale per la crescita di una comunità. È il giornalismo che, ad esempio ti fa scoprire che l’acqua che bevi è stata inquinata con rifiuti tossici dalle industrie locali e con la compiacenza di funzionari federali corrotti. Insomma è giusto considerare questo tipo di informazione un valore riservato unicamente agli utenti che hanno sottoscritto un abbonamento?

E infatti Outing si chiede: se questo è il tipo di reportage (blockbuster investigative series come li chiama lui) che ognuno vorrebbe leggere e veder pubblicato su un giornale, allora:

How about if newspaper publishers decide to go with web paywalls (not my idea of a good strategy), they at least exempt investigative journalism in the interests of an informed citizenry?

Forse la mia è una forzatura ma a questo punto, a proposito del valore del mestiere di  giornalista, voglio sottolineare come Alan Mutter, altro guru del giornalismo americano, sul suo blog reflection of a newsosaur da inizio febbraio stia pubblicando, con il suo abituale gusto provocatorio, post nei quali invita i giornalisti a farsi pagare per il loro lavoro e a non svendere la propria dignità professionale.

Carta e penna, Alan Mutter ha calcolato in una tabella il compenso minimo per un freelance

It’s time for journalists to stop participating in their own exploitation by working for a pittance – or, worse, giving away their valuable services for free.

Il motto partito da Newsosaur verso i freelance americani è:  Qualunque cosa tu faccia, non svenderti per un tozzo di pane, perché se i giornalisti non sono capaci di proteggere le loro carriere, non sono capaci nemmeno di proteggere la società. I post di Mutter hanno provocato, come era facile immaginare, molti commenti (anche da parte di firme autorevoli nel mondo dei blogger e del giornalismo): ne è venuto fuori un bello spaccato tra chi si è sentito offeso e chi ha raccontato la propria esperienza vissuta. Una lettura che consiglio vivamente per farsi un’idea del mercato del lavoro in campo giornalistico negli Stati Uniti.

approfondimenti:

I post di Alan Mutter (Newsosaur)
Stop exploitation of journalists

Journos arent helpless against market

La risposta di Dave Cohn (Spot.us) alla polemica di Newsosaur
In response to Alan Mutter

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